Lo scenario

“Nulla è più necessario del superfluo.” (Oscar Wilde)
In un epoca in cui l’informazione è ridondante ed eccessiva non è facile far sentire la propria voce al di sopra della moltitudine di messaggi che ogni giorno bombardano letteralmente ogni singolo consumatore, ormai non basta più ripetere il messaggio il più possibile, il consumatore va catturato, ammaliato, incuriosito.
L’avvento di Internet ha moltiplicato ulteriormente le possibilità di contatto ed interazione, aumentando però anche la quantità di messaggi ai quali ognuno di noi è sottoposto ogni giorno; ciò che in un primo momento sembrava poter facilitare il lavoro dei comunicatori si è in realtà rivelato una nuova sfida ben più ardua da vincere rispetto alle aspettative.
Siamo ormai arrivati alla saturazione della comunicazione: il consumatore è consapevole, smaliziato ed a volte arrabbiato o annoiato dalla comunicazione, questo fa si che comunicare sia sempre più difficile e costoso, con risultati sempre meno soddisfacenti.
Il consumatore è sempre più informato, consapevole ed attore, non si può più pensare di comunicare a soggetti passivi che si devono qualsiasi cosa venga loro propinata; l’utente finale delle azioni marketing è scaltro ed attivo nella fruizione della comunicazione aziendale, per questo i “markettari” (so che il termine non è dei migliori, ma questa definizione mi piace ed ha in sé un qualcosa di vero) devono andare oltre quanto visto finora e creare nuovi modi di comunicare ed attrarre l’attenzione del consumatore.
Negli anni ’70, agli albori del consumismo, chi investiva in comunicazione e pubblicità acquisiva quote di mercato, oggi invece ognuno ha ormai tutto ciò che gli consente di soddisfare non solo i suoi bisogni primari, ma anche quelli secondari, il suo ego e la sua voglia di apparire. Così ci sono operai che vanno in giro firmati dalla testa ai piedi e piccoli artigiani che faticano ad arrivare a fine mese che guidano una BMW ultimo modello.
È stato calcolato che in ogni singola casa una persona possegga più di duemila oggetti, la maggior parte dei quali utilizzerà una volta sola ed alcuni dei quali sono doppi, tripli o anche quadrupli. Siamo ormai abituati all’eccesso, all’inutile, al frivolo e gli uomini di marketing fanno sempre più fatica a conquistare l’attenzione ed a mantenerla per più di un acquisto. La customer loyalty è ormai qualcosa di raro e prezioso, molto difficile da ottenere e troppo facile da perdere, perché il consumatore è volubile, si lascia ammaliare e pretende continua seduzione dai marchi che acquista, altrimenti opta per quello semplicemente meno caro.
In un’economia consumistica come la nostra la possibilità di spesa di ogni singola persona è nettamente superiore al fabbisogno basilare e necessario a soddisfare i bisogni primari; il consumismo è una spirale ascendente che cresce e si amplia di continuo: un acquisto ne scatena un altro, che a sua volta ne scatena un altro ancora e via dicendo. In quest’ottica nulla può essere lasciato al caso.

Proprio per questi motivi bisogna uscire dagli schemi, sovvertirli e crearne di nuovi, solo questo consente di essere pionieri di nuovi mercati o nuovi modi di comunicare, attraendo di conseguenza nuovi consumatori e fidelizzando i vecchi.